Raffaella Ausenda, La maiolica a Milano nel Settecento, 416 formato 32×24, Polistampa, Firenze 2025, euro 90,00.

Capita spesso, soprattutto nel campo della ceramica, che un collezionista sostenga la pubblicazione della propria raccolta affidandosi a uno studioso di vaglia. Pensiamo che ciò avvenga un po’ per mecenatismo e un po’ per vanità, ma, quanto a quest’ultima motivazione, non sembra questo il caso visto che il collezionista si nasconde dietro la sigla MIP (multum in parvo) restando ignoto ai più.
Si tratta di una raccolta molto specialistica che comprende solo maioliche prodotte a Milano nel Settecento e poco oltre.
Visto l’argomento, la scelta su chi affidare l’impresa non poteva che cadere sulla professoressa Ausenda, una delle migliori studiose della sua generazione che alla maiolica milanese ha sempre dedicato una particolare attenzione.
Il risultato è il frutto di un (felice) compromesso tra l’obbiettivo di catalogare la collezione MPI e quello di dar conto degli studi dell’autrice che vengono qui presentati in modo sistematico.
Le prime pagine sono, infatti, sono dedicate a un corposo saggio sulla produzione di maiolica “fina” a Milano nel Settecento, illustrato con esemplari dei più importanti musei italiane, dalle Raccolte di Arti Applicate del Castello Sforzesco di Milano al Museo Internazionale della Ceramica di Faenza, dal Museo Civico d’Arte Antica di Palazzo Madama di Torino al Museo Giuseppe Gianetti di Saronno (Mi) e altri.
Segue il catalogo vero e proprio costituito da 155 pezzi ottimamente fotografati e schedati.
Nei capitoli conclusivi, il discorso torna a farsi generale e si parla di aspetti tecnici (materiali, manodopera), di clienti e committenza (molto interessante perché fornisce un seppur breve spaccato del mercato milanese, adattabile anche ad altri comparti delle arti decorative), della storia della maiolica milanese (attraverso alcune fonti dal 1805 agli studi più recenti della stessa Ausenda), di marchi e segnature (con la riproduzione fotografica dei marchi delle principali manifatture).
Infine, troviamo una ricca appendice documentaria con la trascrizione di numerosi documenti, l’immancabile bibliografia e l’indispensabile indice dei nomi.
Unico punto dolente, il formato “ammazza biblioteca”.

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